La Fondazione

LA STORIA

La nascita e la progettazione a servizio del prossimo

Franco Ballarini nasce a Budrio, un piccolo paese che conta circa 18.000 abitanti in provincia di Bologna, il 3 giugno 1897 da Raffaele e Clementina Franchi. Bancario, emerge presto come “giovane dalle notevoli abilità tecnico-finanziarie” fino a ricoprire ruoli apicali e godere della fiducia di Leandro Arpinati, uomo chiave del fascismo bolognese, il quale ne sfrutterà le capacità teoriche e operative in posizioni di responsabilità fino al 1933, anno in cui il gerarca felsineo cadrà in disgrazia. Con lui e i suoi Ballarini compare tra i fondatori della società “Pro Casa del Fascio” nel 1925 ma non avrà incarichi politici eccetto quello di podestà di Budrio dal 1927 al 1930.

Nel 1924 è Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Ferrovieri (società di mutuo soccorso costituita a Roma il 3 novembre 1881 ed eretta a Ente morale con regio decreto il 20 settembre 1914 n. 1221) e della Cassa Nazionale Ferrovieri, società anonima cooperativa di credito costituita a Bologna il 26 settembre 1889.

Gli impegni professionali conseguiti negli anni appena successivi lo porteranno a dimettersi in breve tempo dall’incarico nella cittadina natale. Nel 1927 diventa infatti consigliere e amministratore delegato della Stabilimenti Poligrafici Riuniti, società che pubblica Il Resto del Carlino – nella quale arriva a impegnarsi finanziariamente in prima persona per scongiurarne la cessione – mentre l’anno seguente la nuova nomina a Direttore generale dell’Istituto nazionale di Credito e Previdenza delle Comunicazioni (la futura Banca Nazionale delle Comunicazioni) lo porta a Roma dove prenderà infine la residenza nel 1943.

Verrà espulso dal partito fascista qualche tempo dopo l’esautorazione di Arpinati ma non subirà il confino. L’11 maggio 1933 lo vediamo ancora al suo posto all’istituto Nazionale delle Comunicazioni, divenuto ormai Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia. Un video dell’Istituto Luce girato qualche mese prima a Napoli in occasione dell’inaugurazione della Poliambulanza della “Sanitaria Arnaldo Mussolini”, organo dell’Istituto Nazionale delle Comunicazioni, ce ne restituisce il volto sorridente alla presenza del principe ereditario e del cardinale Ascalesi. Solo l’anno dopo sarà radiato  dal partito, nonostante il suo nome figurasse fin da subito tra i “tecnici”, nella cerchia degli “arpinatiani” individuata dall’ispettore incaricato dell’epurazione del fascio bolognese, Ciro Martignoni. Come amministratore del Resto del Carlino la mancanza di asservimento alla linea del partito non mancherà infatti di provocare all’interno degli ambienti fascisti bolognesi malumori tali da vederlo descritto da Martignoni come “un colmo di spregiudicatezza, amoralità affaristica e imprudenza” ma la tessera sarà revocata nel febbraio del 1934, per “avere dimostrato di non possedere le qualità che costituiscono uno spirito tradizionalmente fascista”. A gennaio 1935 l’amministrazione ordinaria dell’Istituto Nazionale Comunicazioni  – di cui Ballarini era a capo come direttore generale – dà le dimissioni, immediatamente seguite dal commissariamento dell’Istituto. L’epurazione di Arpinati e dei bolognesi ad opera di Mussolini desta scalpore al punto da comparire con evidenza nella prestigiosa corrispondenza dall’Italia sull’Economist a firma di Luigi Einaudi. Siamo nel 1933, anno in cui il futuro banchiere centrale e Presidente della Repubblica pone con discrezione il proprio peso a sostegno della neonata casa editrice del figlio Giulio, per la quale Ballarini inizierà a scrivere di economia nella collana “Problemi contemporanei”, nata come “Biblioteca della rivista ‘La Riforma sociale’” diretta dall’Einaudi senatore.

Ha così inizio l’intensa attività di saggista di “un geniale studioso di economia, Franco Ballarini, che sa come pochi trattare in forma facile i problemi più difficili” (Mario Missiroli). In quegli anni acquisisce i diritti di edizione del “Cours” di Vilfredo Pareto, opera fondamentale del celebre economista, che uscirà nel 1942 in italiano nella traduzione di Renzo Fubini per Einaudi, casa editrice che pubblica le sue prime opere e con la quale tesse le fila per la nascita di un Istituto per il finanziamento del libro tecnico in collaborazione con altri editori. Pensato per aiutare le famiglie di dipendenti pubblici con reddito basso ad acquistare i libri di studio, il sistema prevedeva l’emissione di buoni per l’acquisto dei testi, da scalarsi in dodici rate senza interessi dallo stipendio. All’esordio col titolo “Dal liberalismo al corporativismo” nel 1935, seguirà la pubblicazione nel 1941, sempre per Einaudi, del volume “I movimenti internazionali dei capitali nel dopoguerra”.

Con l’entrata in guerra nel 1940 Ballarini è richiamato alle armi col grado di caporal maggiore nel II settore costiero. Le vicende della guerra lo porteranno a combattere in Albania come sergente di fanteria. Nel 1943 all’armistizio rientra a Roma e lavora con la resistenza clandestina fino alla Liberazione della città, come testimoniato dalla motivazione della Medaglia d’Argento al valor militare: “Ardente patriota, animato da elevati sentimenti di dedizione alla Patria e alla causa della libertà, si prodigava generosamente nella lotta contro il tedesco invasore, offrendo un prezioso apporto, fecondo di elevato rendimento per gli organi della lotta clandestina dai quali dipendeva. Per nove mesi, affrontando rischi mortali sprezzante dei pericoli immanenti, si distingueva ovunque per ardimento, per attività e per fede incrollabile, portando audacemente a compimento notevoli missioni affidategli. Faceva rifulgere in ogni circostanza le più elevate qualità di mente e di cuore, di soldato e di organizzatore, di gregario e di animatore, sempre teso ed indomito verso la meta della liberazione. Mirabile figura di cittadino votato alla difesa dei più sacri ideali per il riscatto del proprio Paese. Roma 9 settembre 1943-5 giugno 1944“.

 

Sul finire della guerra con la moglie frequenterà la casa di Luigi Einaudi, come riferisce lo stesso Governatore della Banca d’Italia, che scrive nei suoi diari: “A casa viene Ballarini con la signora […] Ballarini mi pare più preoccupato per le disposizioni relative alle confische ed all’imposizione sui profittatori del regime: data la incertezza delle parole adoperate, la cosa può colpire indistintamente tutti i buoni italiani i quali nel 1922 cominciarono a lavorare e che in ogni caso in 22 o 23 anni avrebbero messo da parte qualche sostanza o creato qualche industria, qualunque fosse il regime”. Pochi mesi dopo sarà Einaudi a recarsi a casa dei Ballarini. Gli argomenti sono economici e politici e toccano la stretta attualità e particolari sulla recente uccisione di Arpinati – “Conferma che Arpinati è stato ucciso da una donna” – ma anche nomine IRI e progetti in corso. “Sembra – scrive Einaudi – voglia ricostituire qualche d’una delle sue iniziative di assicurazione per i ferrovieri.” Di lì a pochi mesi Ballarini entrerà in effetti nel comitato direttivo della Previdenza del Lavoro, società nata per gestire la mutua previdenza tra dipendenti delle Ferrovie dello Stato. La frequentazione proseguirà anche – e formalmente – negli anni in cui Einaudi sarà Presidente della Repubblica e accoglierà Ballarini in udienza al Quirinale in diverse occasioni in alcuni dei ruoli che ne scandiscono la fiorente attività professionale intrapresa nel dopoguerra. Nel 1948, infatti, pochi mesi prima di essere ricevuto al Quirinale in qualità di consigliere delegato del Consorzio Imprenditori Ricostruzione, “l’ex-combattente, decorato” Ballarini inscrive la sua attività principale all’interno del Tempio di Adriano vincendo il concorso per agente di cambio della Borsa Valori di Roma. Da qui andrà a ricoprire una lunga serie di incarichi che vanno da vice presidente dell’Associazione Italiana Agenti di cambio nel 1955 a presidente della neonata Unione delle Borse valori italiane dal 1962 al 1964.

Sempre nel 1962 è presidente dell’Unione dei Comitati Direttivi degli Agenti di Cambio e in seguito presidente del Comitato Direttivo degli Agenti di Cambio della Borsa Valori di Roma nel 1965. In questa veste sarà al Quirinale dal presidente Saragat “in visita di omaggio e per prospettare alcuni problemi dell’attuale situazione del mercato finanziario” e da settembre nella Commissione per la riforma della legislazione delle Borse Valori italiane. Nel 1967 viene nominato Presidente dell’Unione dei comitati direttivi della Borsa Italiana per il biennio 67/68. Una lunga sequela di ruoli di responsabilità che testimonia il respiro di cui investe l’attività professionale in un connubio di opera e teoria di particolare efficacia.

Negli stessi anni pubblicherà diversi volumi sul tema, come “L’azionariato popolare” e “Considerazioni sulla applicabilità nelle borse italiane di istituti del mercato finanziario francese”. La produzione editoriale proseguiva infatti dopo la collaborazione con la Einaudi con la pubblicazione di due testi per Zanichelli e Le Monnier, rispettivamente “Le due economie antibelliche 1914 e 1939: crisi e guerre creatrici di lavoro?” (1942) e “Non spendere, arma di guerra: circuito dei capitali” (1943), ben recensiti sui giornali e le riviste del tempo.

Dalla seconda metà degli anni sessanta affiancherà all’attività professionale anche la partecipazione politica attiva. Si candida per la Democrazia Cristiana alla Camera dei deputati nel collegio di Roma – capolista Giulio Andreotti – nel 1968 quando, pur ricevendo un considerevole numero di voti, non verrà eletto. A partire dal settembre 1966 diventa, sempre per la DC,, primo cittadino del comune di Bracciano, dove lo si ricorda in particolare per l’approvazione del primo piano regolatore generale del dopoguerra.  Illustri cittadini del posto lo raccontano inoltre dedito a portare la cittadina lacustre a livelli di visibilità nazionale con diverse iniziative di tipo turistico-culturale.

Prosegue al contempo  intensa l’attività a Piazza di Pietra e il 12 ottobre 1972 entra a far parte della Commissione per la riforma dell’ordinamento delle Borse istituita presso la Camera di Commercio di Roma come presidente del comitato direttivo degli agenti di cambio di Roma. Nel 1973 pubblica il suo ultimo libro, “Mercato azionario, borse valori e finanziamento degli investimenti industriali”. Sempre generoso e – a quanto si dice nel paese natale – attento ad aiutare i concittadini in difficoltà, morirà nel 1975 a Roma, il 9 di settembre, seguito dopo qualche giorno dalla moglie Vittoria.

OPERE
- Dal liberalismo al corporativismo Einaudi, Torino, 1935
- I movimenti internazionali dei capitali nel dopoguerra Einaudi, Torino, 1941
- Le due economie antibelliche 1914 e 1939 Zanichelli, Bologna, 1942
- Non spendere, arma di guerra: circuito dei capitali Le Monnier, Firenze, 1943
- L'azionariato popolare Stab. tipografico Ugo Pinto, Roma, 1960
- La emissione di azioni con sovrapprezzo Stab. tipografico Ugo Pinto, Roma,1961
- Considerazioni sulla applicabilità nelle borse italiene di istituti del mercato finanziario francese Stab. tipografico Ugo Pinto, Roma, 1962
- Borse valori italiane e francesi : problemi e prospettive Stab. tipografico Ugo Pinto, Roma, 1972
- Mercato azionario, borse valori e finanziamento degli investimenti industriali Stab. tipografico U. Pinto, Roma, 1973
ONOREFICENZE
- Cavaliere dell'Ordine della Corona
- Commendatore dell'Ordine della Corona
- Grande Ufficiale dell'Ordine della Corona 11 maggio 1933
- Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana 2 giugno 1964
- Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana 21 Ottobre 1964
DECORAZIONI AL VALOR MILITARE
- 1951: Medaglia d'argento al valor militare (Decreto Presidenziale 7 dicembre 1951 registrato alla Corte dei conti il 14 gennaio 1952 registro Esercito n. 2, foglio n. 287)

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